È bene che stiamo qui

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Predicatore: Past. Davide Casà
Data della predicazione: mercoledì 4 febbraio 2026
Passo biblico: Matteo 17:1-13


Quando la presenza di Gesù diventa il posto migliore dove stare

La trasfigurazione è uno di quegli episodi del Vangelo che ti resta addosso. Non è solo un miracolo da leggere, è un’esperienza che parla al cuore di ogni credente. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta in disparte, su un monte. Non perché gli altri nove non volessero salire, non per pigrizia o disinteresse. È una scelta del Maestro. Li chiama a stare con Lui, lontano dal rumore, per pregare.

Ed è proprio lì che accade qualcosa di straordinario. Mentre pregano, Gesù viene trasfigurato davanti ai loro occhi. Il suo volto risplende come il sole, le sue vesti diventano luminose. Poi appaiono Mosè ed Elia che parlano con Lui. Come se il cielo, per un attimo, si fosse aperto sulla terra. È un momento unico, potente, difficile persino da descrivere.

Di fronte a tutto questo, Pietro fa quello che spesso facciamo anche noi: parla di getto. E dice una frase semplicissima ma profondissima:
“Signore, è bene che stiamo qui”.

Non è una frase studiata, non è una predica. È il linguaggio del cuore. È come se Pietro stesse dicendo: “Signore, qui si sta bene. Qui vogliamo restare. Non c’è un posto migliore di questo”.

E in fondo lo capiamo. Quando la presenza di Dio diventa reale, quando il Signore si manifesta in modo nuovo nella nostra vita, non guardiamo l’orologio. Non pensiamo agli impegni, ai problemi, alle cose da fare. In quei momenti il tempo smette di contare, perché il cuore è pieno.

Pietro arriva persino a proporre di costruire tre tende: una per Gesù, una per Mosè e una per Elia. Non pensa a sé, non pensa alla comodità. A lui basta stare lì, ai piedi di Gesù. Anche dormire all’aperto, anche senza nulla, purché ci sia il Signore.

È vero, non potevano restare sul monte per sempre. Dovevano scendere a valle, continuare il cammino, affrontare la croce, servire, soffrire e poi vedere la vittoria della risurrezione. Ma quell’esperienza rimane come un segno indelebile: quando vedi Gesù davvero, tutto il resto perde importanza.

E questa parola oggi parla anche a noi. Essere grati per ciò che Dio ci ha dato è giusto. Ma è altrettanto giusto desiderare di più della Sua presenza. Perché c’è sempre di più in Lui.

Che anche dal nostro cuore possa salire questa preghiera sincera:
“Signore, è bene che stiamo qui. Alla Tua presenza. Con Te”.