La chiamata a camminare con Dio
Torna all’elenco delle Meditazioni
Predicatore: Past. Giuseppe Tagliavia
Data della predicazione: lunedì 25 agosto 2025
Passo biblico: 2 Timoteo 1:9
Non esiste uomo tanto peccatore da non poter essere raggiunto dall’amore Dio, né persona tanto grande o piccola da essere esclusa dalla chiamata del Signore. La chiamata è un’iniziativa divina, e come tale non possiamo discuterla, poiché non potremo mai comprendere pianamente l’immenso amore di Dio, né i suoi disegni, nè le sue scelte. Fin dall’Eden, Dio, nonostante la disobbedienza dell’uomo, scende nel giardino e gli rivolge ancora la Parola, chiamandolo “Adamo dove sei?” A questo faceva riferimento l’apostolo Paolo quando scriverà la lettera 2Timoteo 1:9 relativamente alla chiamata.
LA SINGOLARE GRANDEZZA DELLA CHIAMATA DIVINA Per la sua natura, la chiamata di Dio è qualcosa di gloriosamente grande, in quanto il creatore non si è mai dimenticato della sua creatura, ha cercato sempre di ripristinare quel rapporto che a causa del peccato si era guastato.
1) È una chiamata “grande” perché coinvolge l’intera umanità (Isaia 55:1-3 – Matteo 11:28)
2) È una chiamata “grande” perché è per il singolo individuo (Apoc. 3:20) La chiamata di Dio, pur essendo universale, è anche profondamente personale e ci conduce a un’intimità unica con Lui.
3) È una chiamata “grande” perché è ancora valida (Atti 2:39). Nonostante siano passati molti secoli e tante generazioni, il Signore continua a chiamare non volendo che nessuno perisca (2Pietro 3:9)
4) È una chiamata “grande” perché ha finalità eterne (Proverbi 1:24-28) Trascurare la chiamata divina equivale a condannarsi da soli.
LA RISPOSTA ALLA CHIAMATA DIVINA Questa chiamata attende una risposta, in base alla risposta essa determinerà o no la salvezza. solo la combinazione della parola e l’opera dello Spirito Santo (il quale convince di giustizia di giudizio e di peccato) porteranno l’individuo ad accettare per fede (strumento) il dono offerto “fede salvifica” (Efesini 2:8); per questo la predicazione dell’evangelo diventa l’elemento fondamentale nel servizio che ogni credente è chiamato a compiere. (Romani 10:14)
ENOC, UN UOMO CHIAMATO DA DIO Enoc un uomo poco conosciuto, eppure così grande e prezioso agli occhi di Dio. Nasce dalla famiglia di Seth, il suo nome nella lingua ebraica ha un significato importante “dedicato o consacrato”, nella lettera agli Ebrei (cap.11), Enoc è annoverato tra gli uomini di fede, avendo ricevuto da Dio stesso una testimonianza di gradimento. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore (1Giov. 5:9) Del suo passato sappiamo poco, la scrittura ci dice che visse 65 anni e generò un figlio (Metusela), quali siano stati i suoi momenti, le sue inclinazioni, non lo sappiamo, ciò che sappiamo è che il contesto in cui visse non era dei migliori, soprattutto non era gradito a Dio (Gen. 6:5). Forse come tutti gli uomini nei primi anni della sua vita Enoc era trasportato e portato la dove lo conduceva il cuore, ma ad un dato momento nella vita di Enoc succede qualcosa, Dio si rivela, Dio lo chiama (Ogni cosa ha origine in Dio: Abramo, Mosè, Samuele, Saulo ecc..), Sicuramente la vita di Enoc verrà stravolta e cambiata così tanto che proseguì per una nuova strada, non si
lasciò più influenzare dagli altri, non si lascio più traportare dai torrenti del peccato, non si spinse più nelle paludi dell’immoralità ma scelse di “camminare con Dio”.
a) La scrittura ci mostra che è possibile vivere una vita consacrata e arresa al Signore in un mondo di ribelli, Daniele, Anania, Misael e Azaria ne sono degni testimoni, uomini che rimasero fedeli a Dio in un contesto idolatra.
b) Si può essere profeti del Signore anche quando l’apostasia è la regola di condotta di un popolo che si è contaminato, e Samuele ne è un degno rappresentante.
c) Si può amare ed essere attaccato alla legge di Dio e ai suoi comandamenti, pur abitando in Babilonia e non diventando Babilonesi, ed Esdra è l’immagine di quella “città posta sopra il monte”, uno scriba, dedicato e attaccato alla legge del suo Dio. (Filippesi 2:14)
TRECENTO ANNI DI FEDELTÀ (Amos 3:3) La chiamata di Dio non solo concerne il perdono dei peccati e la salvezza, cardini della nostra fede, ma riguarda anche il nostro percorso con Lui, in un rapporto di relazione e comunione. Questo cammino ci porterà a fare scelte che determineranno la sua durata e i privilegi che ne derivano.
Il cammino con Dio si basa su tre imperativi fondamentali, che sono i pilastri di questa alleanza:
Temere – alla base del rapporto con Dio deve esserci il timore, il rispetto, l’onore verso colui che è Sovrano assoluto in cielo e in terra, da cui dipende la vita degli uomini e del suo popolo. Salmo 130:3 Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? 4 Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto.” (Daniele 10:812 2021).
Servire – la riverenza ci porterà a servire Dio in maniera incondizionata, tale servizio non deve essere il risultato di un freddo calcolo matematico, e neanche di un complesso studio di marketing, ma deve essere la scelta di un cuore che ama. 1Giov. 3:18 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.
Togliere – lasciare tutto ciò che ci è di ostacolo e impedisce il cammino di fedeltà a cui siamo stati chiamati, essendo disposti a rigettare tutto ciò che contende la signoria di Cristo. (2Cor.6:14-16) 1Giov. 5:21 Figlioli, guardatevi dagl’idoli.
Pastore Giuseppe Tagliavia

